Abbassa lo sguardo di fronte a lui, è nato nel 1947, ha la sua età, ma soprattutto: ha salvato dalla strada e accompagnato a sera i pomeriggi di milioni di ex ragazzi.

Se sei molto giovane, non lo hai mai visto, ma se negli Settanta- Ottanta avevi intorno ai 15-20 anni non puoi non averci giocato almeno una volta. Stiamo parlando del flipper: favoloso e diabolico “cassone” con palline e lucine di ogni tipo, dove con una levetta potevi sfidare gli amici e far sorridere la star serigrafata. Ce n’erano di ogni tipo: da quello con Marilyn Monroe in abito bianco che scosciava tutta piena di lucine a quelli con disegnati sopra gli album storici delle band più in voga. E che rumore i campanellini del flipper! Facevi i punti giusti e tutto il bar ti notava!
E’ vero, a un certo punto qualcuno pensò anche di vietarlo (ti costava qualche monetina) perché lo equiparava al gioco d’azzardo, ma in Italia queste sciocchezze si aggirano con un pizzico di creatività: cambi nome al flipper, lo battezzi “biliardino elettronico” e il gioco è fatto. Flipper? Tsk! Noi si gioca a biliardino elettronico, tesoro!

L’avvento dei videogiochi, delle dannate macchinette mangiasoldi davanti alle quali non è raro veder seduto qualche pensionato che spalma la pensione in gettoni e la frantuma tirando la levetta, ha tolto molta magia al povero vecchio flipper. Senza contare che i giovani ora hanno ben altri divertimenti: nelle quattro mura di casa possono fumarsi il pomeriggio a uno sparatutto fingendo di essere un eroe di guerra o un viaggiatore dello spazio. Se proprio si sentono soli, possono anche sfidarsi ma… rigorosamente a distanza, online, senza nemmeno sporcare troppo il salotto con i pop corn o la Coca Cola.

La nostalgia, tuttavia, a volte riesce anche a far tornare indietro il tempo: è solo un’illusione, certo, ma è abbastanza per chi, in quel tempo, ci si è fatto il nido. Se fai parte del club, sappi che da oggi puoi rivivere quell’epoca al museo del flipper: un’esposizione tutta dedicata al biliardino elettronico, organizzata da qualche ex ragazzo a Bologna. Sono stati bravi a Bologna: gli appassionati del vecchio flipper hanno fondato un’associazione che, guarda caso, porta il nome di “Tilt” (che ebbrezza far andare in tilt il flipper e poi scuoterlo con gli amici per “liberare” la pallina) e hanno pensato di aprire un museo dove trovi tutta la storia del magico gioco, a partire dai primi esemplari francesi dell’Ottocento. Non è tutto: gli amici dei flipper hanno anche un sito, dove puoi segnalare i locali in cui sopravvive orgogliosamente un glorioso flipper, magari funzionante: maps.tilt.it.
Se lo fai andare in tilt, paghi tu il prossimo giro.