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Tilt! Un archivio per i flipper

Pubblicato da Dario Taraborelli / gennaio 16, 2016 / Emilia-Romagna / 0 Commenti

FLIPPER

Ehi, arcangeli! Vi devo dire proprio scusa per prima… In fondo, dovevo immaginarmelo che voi non c’entravate con gli scherzi… Ma, dico, un arcangelo che sfotte… Io l’ho sempre saputo che voi al flipper non ci giocate… Sono stato proprio stupido a cascarci! Ma c’è il fatto che era così un bel sogno… Ammazzalo, che bei sogni che organizzate, arcangeli! Meglio che gli americani…

Dario Fo, Gli Arcangeli non giocano a flipper,1959

 

Archivio e Museo

Chiunque si sia avvicinato a studi di archivistica ricorderà le parole dell’incipit del celeberrimo scritto del 1937 Sull’Archivio come universitas rerum di Giorgio Cencetti:

Non sempre e non a tutti appar chiara la distinzione fra archivio, biblioteca, museo; e il criterio che anche i dotti usano comunemente per differenziare questi istituti

Soprattutto ricorderà la fortuna e la profonda influenza che ha avuto nelle vicende dello sviluppo della disciplina archivistica in Italia. In questa concezione “rigida” i tre istituti culturali canonici vengono definiti su categorie tipiche del diritto romano (universalità necessarie gli archivi, volontarie biblioteche e musei) che avranno uno sviluppo diretto nella legislazione degli anni successivi, soprattutto con la legge 2006 del 1939 (Nuovo ordinamento degli archivi del Regno), e plasmeranno il modo di considerare nel nostro paese gli archivi per quasi un trentennio.

Senza addentrarci troppo approfonditamente nell’argomento si potrebbe sintetizzare, semplificandola, questa dicotomia, fra archivio e museo, nella differenza fra una sedimentazione “involontaria” e indissolubilmente legata al soggetto produttore (archivio) e una selezione che sottrae dal contesto originario per esporre al pubblico (museo). Differenza, quella generativa che si amplifica e compone in una ulteriore paradossale specularità di finalità legate alla fruizione: circoscritte negli archivi (per scelta e forse per errore) e sospinte al contrario nei musei.  Ovviamente le riflessioni e l’evoluzione stessa della disciplina archivistica hanno superato una definizione così schematica, problematizzando e storicizzando gli stessi concetti di archivio e museo.

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Un museo-archivio per i flipper?

Ora, si chiederà il lettore, cosa c’entrano queste riflessioni con i flipper?

Come dice Amleto al suo compagno Orazio: Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, che non sogni la tua filosofia.

Esiste a Bologna un luogo in cui museo e archivio si intrecciano nel più inaspettato del modi: il flipper.

Si tratta dell’Associazione Culturale TILT “Museo ed Archivio del Gioco Automatico Bolognese”, che raccoglie, conserva e studia la storia del cosiddetto “gioco automatico”, ossia flipper, jukebox, videogiochi a gettone, sia dal punto di vista materiale che documentario. L’impresa di raccogliere questo materiale è da riconoscere al principale animatore di Tilt, Federico Croci, che dal 1996 ha accuratamente raccolto e conservato questo patrimonio sconosciuto ai più, che nel bolognese ha avuto tra gli anni ’30 e ’90 uno dei suoi centri più attivi.

Ice Show no timbro

Oltre che raccogliere materiale l’associazione è molto attiva nel promuovere e diffondere la conoscenza di questa storia partecipando a fiere, convegni, realizzando pubblicazioni e gestendo un sito web (www.spaziotilt.it) fra i più ricchi e completi sull’argomento.

L’associazione Tilt raccoglie e conserva una gran quantità di materiali differenti:

  • 271 ‘flipper’, meccanici ed elettromeccanici di costruzione italiana e straniera, dal 1931 al 1978.
  • 136 ‘flipper’ di costruzione italiana e straniera, dal 1978 al 2004 – apparecchi elettronici.
  • 7 prototipi di apparecchi a moneta tipo ‘flipper’ e realizzati a mano, mai costruiti in scala industriale.
  • 55 ‘videogiochi’, tra modelli italiani e stranieri, dal 1971 ai giorni nostri, tra cui alcuni pezzi di particolare rilevanza storica e documentale, come “Computer Space”, il primo videogioco a moneta della storia, unico esemplare conosciuto in Italia, il secondo in Europa.
  • 35 giochi meccanici di intrattenimento di varie epoche: calciobalilla (anni ’40 e ’50), “tiro di abilita’” (dagli anni ’60 agli anni ’80), “microguide”, “prove di forza”, “mini bowling”, ecc.
  • 24 “Juke-Box”, di costruzione italiana e straniera, dagli anni ’50 agli anni ’90.
  • 441 manuali tecnici, schemi elettrici, brevetti, documentazione tecnica varia, dagli anni ’30 ai giorni nostri, in originale, sulla tecnica di funzionamento, la riparazione, la ricambistica, i vari adattamenti nel funzionamento con riguardo alle leggi vigenti.
  • 412 libri, pubblicazioni, cataloghi espositivi, riviste di settore, articoli di quotidiani ed altra stampa periodica, in originale, materiale proveniente da Italia e resto del mondo, con argomento la storia e la lavorazione dei giochi automatici a moneta in ogni loro forma, il loro impatto sociale, i riscontri nella vita di tutti i giorni nelle varie epoche.
  • 89 DVD, VHS, LP/45 giri, video in formato digitale sui giochi a moneta, il loro utilizzo, le vicende storiche, provenienti da diverse fonti tra cui l’archivio storico Istituto Luce.
  • 933 depliants pubblicitari di tali apparecchi, poster, gadget, memorabilia ed oggettistica promozionale e pubblicitaria.
  • 154 telai da serigrafia, disegni, bozze di prototipi, in originale, provenienti da lavorazioni di tali prodotti.
  • 1743 foto in stampa e in formato digitale di manifestazioni, fiere, presentazioni di prodotti, divulgazione promozionale, ecc.

La biblioteca e videoteca dell’associazione è stata inserita nel 2008 nel portale web dell’Unesco per l’ampiezza e l’esaustività delle sue raccolte.

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Una storia (quasi) dimenticata del territorio bolognese

La ricchezza del materiale è dovuta anche alla particolare densità di costruttori di flipper che si trovava nel territorio Bolognese, che arrivò ad ospitarne fino ad una trentina (fra le più famose ed importanti troviamo la Zaccaria, RMG, Europlay, Pinball Shop, Bell Games, CEA, Romagnoli, Pasini). Con il progressivo esaurirsi della popolarità di flipper e jukebox nel corso degli anni ’90 e il conseguente crollo della produzione di questa tipologia di giochi e strumenti, l’intero comparto manifatturiero collegato entrò in crisi e queste aziende fallendo lasciavano dietro sé le storie, i macchinari e la documentazione che l’associazione Tilt ha raccolto. Questa associazione ha svolto così un ruolo, archivisticamente parlando, di soggetto collettore di una stratificazione di testimonianze che altrimenti sarebbe andate perdute, seguendo i destini delle aziende e del declino del gioco automatico.

Se ad un primo sguardo disattento ci si può chiedere quale sia la dimensione culturale di questa “universalità”, con una riflessione più approfondita si scopre quanto siano numerose e varie le storie che vi si intrecciano: dalle vicende delle aziende che producevano e costruivano nell’area di Bologna queste macchine (una vera e propria archeologia industriale di un territorio) alla storia sociale che si nasconde dietro l’evoluzione e lo sviluppo delle diverse tipologie di gioco come specchio di una società che cambia attraversando il secolo breve fino alle soglie del 2000.

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La storia del gioco automatico è stata un complesso intreccio di industria, artigianato, cultura popolare e tecnologia: osservando i materiali conservati dall’associazione Tilt si vede in controluce come l’aspetto puramente ludico del flipper, ma anche del jukebox o dei vari videogiochi, abbia influenzato lo sviluppo tecnologico degli strumenti stessi, di pari passo con la società che cambiava. Design, aspetto e ispirazione di questi giochi, spesso profondamente legati alla cultura cinematografica statunitense, ci mostrano una storia in cui l’immaginario d’oltreoceano suggeriva le scelte di produzione per rispondere ad un rapido cambiamento di gusti e preferenze nel pubblico e parallelamente si adeguavano (e aggiravano) alle restrizioni normative impegnate a limitare la diffusione del gioco d’azzardo che guardavano con sospetto alla diffusione dei flipper.

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Come l’orco della fiaba

Interessarsi anche a fenomeni culturali spesso considerati marginali e cercare di ricondurli ad una più generale riflessione sulla cultura, e alle riflessioni che hanno plasmato il nostro modo di intendere la cultura (nel nostro caso gli archivi), non è un semplice esercizio di stile. Se seguiamo la suggestione del grande storico Marc Bloch, che nella sua Apologia della Storia invitava ad essere simili “all’orco della fiaba: là dove fiuta carne umana, là sa che è la sua preda”, siamo invitati cioè a  saper percepire l’umanità ovunque, riconoscerla, conoscerla e comprenderla, in questo modo anche l’universo di flipper e documenti è una preziosa risorsa per conoscere e studiare un periodo molto importante della nostra storia recente.

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Ad oggi l’associazione Tilt è riuscita a organizzare uno spazio espositivo aperto al pubblico a Bologna, lo Spazio Tilt, in cui sono esposti e sono utilizzabili (secondo un processo di interazione circolare che lega insieme memoria esperienza e cultura: ricordi,giochi, rivivi) una quarantina di apparecchi che attraversano l’intera storia del gioco automatico, ed è possibile consultare i libri e le pubblicazione di settore. Il resto degli apparecchi e della documentazione è ancora conservato in depositi non accessibili al pubblico e l’associazione sta cercando aiuto per poter rendere disponibile il suo patrimonio, preservarlo e valorizzarlo.

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Breviario

Indirizzo: via Stalingrado 59, Bologna

Mail: wiz@tilt.it

Sito web: www.spaziotilt.it

Orari di apertura: sabato e domenica dalle 15.30

 

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