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Bologna-Chicago, i mitici anni '60 delle capitali mondiali del flipper

di Mauro Giordano

IMG_0541C’è stato un tempo in cui Bologna è stata insieme a Chicago la capitale mondiale del flipper. Una leggenda che sembra essersi persa nel tempo, ma che ha visto protagoniste alcune delle aziende più importanti nella produzione di questo divertente passatempo.  La RMG (Renato Montanari giochi), la Europlay, la F.lli Zaccaria e la Bell Games sono alcune delle ditte cittadine  che tra gli anni Sessanta e Ottanta hanno fatto la storia del “cassone” più famoso del mondo.

E dire che tutto ebbe inizio con un divieto. Se al proibizionismo della Chicago degli anni Venti corrisponde la parabola di Al Capone, una restrizione è all’origine del successo dei pinball bolognesi. Infatti nel 1965 una nuova legge dichiarò il flipper fuorilegge in quanto considerato gioco d’azzardo (vedi articolo correlato). Questo per andare incontro a  coloro che si lamentavano del fatto che i ragazzi fossero distratti dallo studio e spinti a spendere soldi per giocare. Fu proprio dalla necessità di mettere in commercio delle macchine modificate, che non prevedessero la vincita di altre partite ma solo di altre palline, che molti artigiani della zona di Bologna fiutarono l’affare e si lanciarono in questo mercato. Bastò cambiare la denominazione in “Nuovo biliardino elettrico” e si poté continuare nel commercio.

Uno degli esempi più famosi è quello dei tre fratelli Zaccaria: un falegname, un elettricista e un barista. I tre crearono una delle Paradiseaziende più importanti della storia. Ebbero la furbizia di creare una squadra di grafici che decorava i mobili del gioco con dei veri e propri capolavori. Introdussero nella testata un piccolo monitor che permetteva di giocare ad alcuni brevi videogames in certi momenti della partita.  Alla fine degli Settanta  furono tra i pochi  a superare il passaggio ai flipper elettronici, che comportò la scomparsa di molte ditte concorrenti. La Zaccaria è sopravvissuta fino al 1991. Di quelle ditte non ne è rimasta nessuna, l’unico produttore mondiale oggi è la Stern che ha sede a Chicago.

Federico Croci, grande appassionato,  nel 1995 ha fondato l’associazione “Tilt!”, che oggi conta circa duecento soci in Italia e altrettanti all’estero.  Tra i progetti più ambiziosi c’è quello di creare a Bologna un museo del flipper (foto): «Più che un museo vorremo uno spazio abbastanza grande dove poter restaurare le macchine e tenerle in funzione per far giocare le persone. Ne avevamo parlato già con Cofferati, poi con la Cancellieri. Ora aspettiamo il nuovo sindaco».  Già oggi Federico e i suoi amici riescono a organizzare molte mostre, riuscendo a mettere insieme 400 macchine  ma anche altro materiale d’archivio, grazie alle aziende che quando hanno chiuso hanno regalato molti pezzi da collezione. Per esempio la  biblioteca dell’associazione è segnalata anche dall’Unesco.

Il presente e il futuro di questo hobby non sono però dei migliori: «Dal 2004 è stato liberalizzato il settore dei giochi a premio, ed è stata la rovina – commenta rammaricato Croci – oggi nei locali trovi solo video poker. Addirittura molti distributori regalano i flipper se prendi in gestione una di quelle macchinette. Personalmente credo che non si sarebbe dovuta permettere una diffusione nei bar, ma solo in locali appropriati».

A Bologna l’unico luogo che in un angolo continua a mantenere intatta questa passione è il  Mutenye di via del Pratello. Basta inserire una moneta, le luci si accendono, si tira la pallina e un  ritmico rumore di stecche invade la stanza facendo rivivere la magia.

Le foto del museo sono del  progetto di Franco Rondelli, grafica di Patrizia Bicchierini per Eclettica Eventi Culturali