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1965: in Italia il flipper è illegale

di Mauro Giordano

01-rmg«Distrae i ragazzi, li distoglie dallo studio, spingendoli a spendere fino all’ultima lira come nel peggiore dei giochi d’azzardo». Così veniva giudicato il flipper in un giornale del 1965. L’anno in cui  una legge apposita e unica al mondo stabiliva che bisognava dire basta alle palline impazzite.

Con la formula «è vietato il giuoco tipo flipper» si accomunavano una serie di passatempi, come le slot macchine, che tra loro avevano poco in comune. Le industrie americane, che avevano il monopolio del mercato, corsero immediatamente ai ripari e sui modelli destinati all’Italia fecero scrivere “Nuovo Bigliardino Elettrico”. Bastò questo semplice espediente linguistico affinché il flipper, sotto falso nome continuasse a presenziare nei locali italiani.

I nuovi modelli, che non prevedendo la ripetizione della partita non potevano essere considerati un gioco a premio, erano salvi. Ma si presentò il problema di cosa fare dei vecchi flipper fermi nei magazzini. Alcuni pensarono che era sufficiente modificarli per metterli a norma e a Bologna diverse ditte si specializzarono in questa attività. «Probabilmente perché in Riviera c’era una forte presenza di sala giochi che furono da stimolo alla domanda – spiega Federico Croci – si creò subito un buon mercato. Nacquero le prime aziende a conduzione familiare che si occupavano di reperire apparecchi il cui utilizzo era vietato, li smontavano e li modificavano». Ben presto «i cantinari», chiamati così perché queste attività nacquero negli scantinati, cominciarono ad aggiungere nuovi particolari, a volte geniali. Molti raggiunsero presto dimensioni ragguardevoli e incominciarono a esportare le macchine in Inghilterra, Russia, Turchia, Arabia Saudita e perfino in Australia. E  fu così che da un divieto nacque una leggenda.

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