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"Bologna capitale del flipper": il museo che non c'è ma tutti elogiano

Dopo Tornatore, anche la rivista legata a Dolce e Gabbana cade nel tranello

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C'era già cascato Tornatore, stavolta tocca a Dolce e Gabbana. O meglio ai redattori di Swide, il magazine on line dedicato al lusso, moda, viaggi, lifestyle e tutto quello che strizza l'occhio al mondo dei due stilisti siciliani. In un pezzo di qualche giorno fa insieme tra i dieci musei più strani d'Italia si annovera il Museo del Flipper di Bologna, insieme al Museo della Tortura di Siena e il Centro Studi sul Tarantismo di Galatina e il Museo della Figurina di Modena.

Una bella pubblicità inoltre in ottima compagnia, peccato che di quel Museo c'è solo il progetto (datato 2009) e un piccolo spazio in via Stalingrado 59, inaugurato tre anni fa nei locali di quello che all'epoca era il Senza Filtro, ora trasformato in Oz.

Due anni fa era accaduto un episodio analogo in occasione dell'uscita del film di Tornatore "La migliore offerta". In quel caso nei titoli di coda si ringraziava il fantomatico “Museo del flipper e del gioco automatico di Bologna” mentre ora la redattrice di Swide suggerisce il "Pin Ball Museum" di Bologna, capitale italiana dei videogiochi che "giustamente ospita un museo dedicato ai giochi vecchio stile dove trovare flipper in disuso rimessi a posto".

"Un posto assolutamente da vedere" si legge ancora, "il paradiso degli hipster" aggiunge rendendo ancora più succulenta la descrizione per quegli amanti del retrò. Il turista hipster che si è scaricato la guida suggerita da Swide, dopo aver visitato il Museo della Stregoneria di Triora, il Museo Passatempo di Rossiglione o La Casa della Strega di Bidonì - tutti musei voluti o patrocinati dai rispettivi comuni - arriverà a Bologna e non potrà che vedere la buona volontà di Federico Croci detto Wiz.

Croci ha una collezione di oltre 400 pezzi, tra flipper e apparecchi a moneta, che è costretto a tenere in alcuni magazzini. Periodicamente seleziona alcune macchine da portare allo Spazio Tilt anche per non farle arrugginire e le mette a disposizioni di chi vuole dimostrare maestria e un buon movimento d'anca giocando con dei flipper che, nella maggior parte dei casi, sono stati costruiti proprio a Bologna, nella vecchia azienda Zaccaria che chiuse i battenti nel 1988 a Calderara di Reno.

Accade tutto in una stanza e non certo in un museo che Croci continua a sognare per la sua città e che, a quanto pare, è ampiamente desiderato anche altrove. Dunque Tornatore prima e Dolce e Gabbana adesso, uniti nell'immaginario, nella terra natale e nell'errore. Chissà se l'ennesima gaffe possa essere interpretata in realtà come un segno per Croci che se la ride parecchio in queste occasioni: che in Sicilia possa trovare finalmente casa il Museo del Flipper?
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03 novembre 2014 - Aggiornato alle

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