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Tornatore ringrazia il museo
del flipper che non c'è

Nei titoli di coda del suo ultimo film "La migliore offerta" è citata una raccolta di vecchie macchine da gioco. Peccato però che la collezione di 400 pezzi sia chiusa in magazzino: al "Senza Filtro" di Bologna se ne possono vedere alcuni e ci si può giocare

di GIORGIA OLIVIERI Chi ha visto in questi mesi il film di Giuseppe Tornatore “La migliore offerta” e si è fermato a leggere i titoli di coda avrà scorto quel ringraziamento al “Museo del flipper e del gioco automatico di Bologna”. Magari ad uno degli spettatori di questo campione di incassi sarà venuta la curiosità di saperne di più. Peccato che questo museo non esista.

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È buffa la vicenda che lega Federico Croci, grande appassionato e collezionista di flipper, al film di Giuseppe Tornatore, appena proiettato al Festival del Cinema di Porretta che quest’anno ha reso omaggio al regista siciliano, ospite lunedì della Cineteca di Bologna. “L’anno scorso prima dell’estate mi contattano le assistenti di Tornatore, stavano cercando una gru da sigarette anni '60, tipo quelle con cui si vincono i pupazzi” racconta Croci detto anche Wiz. “Mi cercano in qualità di responsabile del “Museo del flipper”, cosa che mi imbarazza un po’ perché il museo, allora come adesso, era ben lungi dall’essere realtà: il museo c’è, ma solo sulla carta”.

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L’enorme collezione di oltre 400 pezzi tra flipper e apparecchi a moneta è chiusa infatti in due magazzini e non di certo esibiti in bella mostra in qualche sala museale. “Mi avevano chiesto se potevano venire a fare un sopralluogo” continua il collezionista “mi sono dovuto inventare che il museo era chiuso momentaneamente, che avevo l’apparecchio che cercavano ma non era visibile. Potevo solo mandar loro delle foto”. Un atteggiamento circospetto quello di Croci, che non vuole svelare la verità ma neanche perdere l’occasione, come fosse proprio uno dei protagonisti del film.

Alla fine la gru e un flipper furono mandati sul set attraverso un corriere ma per Croci questa è stata soprattutto un’occasione mancata per la città. “Mi avevano chiesto se nel caso avrebbero potuto girare qualche scena all’interno, chiudendo le sale al pubblico. Chissà cosa si immaginavano” sorride il direttore del museo che non c’è e che, ironia della sorte, è stato chiamato lo scorso ottobre a Roma ad inaugurare il “Museo del videogioco” a Roma. “Lì non si può giocare sul posto invece io metterei a disposizione le mie macchine anche perché, se vengono usate si rovinano meno”, dice parlando della sua esposizione permanente ampliamente presentata alle istituzioni.

“Ne abbiamo cominciato a parlare con Cofferati, passando da Delbono fino a Lepore ma ancora nulla di fatto”. I flipper che lui possiede sono quasi tutti made in Bo, costruiti in un’azienda storica che ora non esiste più, la Zaccaria. Per chi volesse però giocare a flipper come quando era giovane può andare in via Stalingrado 59 al Senza Filtro dove Croci ha allestito lo Spazio Tilt, una vera e propria sala giochi dove fa ruotare i suoi apparecchi venti alla volta. La gru però non c’è, tornata chiusa nel magazzino dopo il momento di gloria. “Potrei anche donarla alla Cineteca, da esporre magari con l’immagine del film”. Lui la butta là ancora una volta, insieme alla sua vecchia proposta. Chissà che stavolta non arrivi la migliore offerta.

 

(07 aprile 2013) © Riproduzione riservata

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